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venerdì 27 giugno 2008

La Visualizzazione nello Sport

Anche nello sport, come in ogni altra area della realtà umana, vale la famosa Legge di Pareto, detta anche Legge 80/20, dove la componente della performance perfetta è data dal 20% di tecnica e dal restante 80% di atteggiamento mentale. Ne consegue che per essere un campione e per vincere in qualunque sport, prima della tecnica e dello stato fisico, ci vuole “Testa”.

Nel precedente articolo ho accennato al punto chiave del processo di riscaldamento mentale, in altre parole, quell’abilità che in PNL (programmazione Neuro–Linguistica) è chiamata visualizzazione.

Nella preparazione atletica e sportiva, l’abilità di visualizzare è una capacità molto efficace, anche se ancora poco diffusa. Solo nello sport individuale, qualche atleta di livello più alto utilizza la visualizzazione per prepararsi ad un evento sportivo importante. A livello di gioco di squadra - sia essa una formazione calcistica, di basket, pallavolo, pallamano, hockey, ecc. - le case history che parlano di “preparazione mentale” in affiancamento a quella fisica e tecnica, sono veramente rare. Solo ai grandi livelli professionistici, esistono degli esempi.

Ciascuno di noi possiede un’abilità mentale incredibile, una grande risorsa cui poter attingere in qualunque momento e luogo: l’immaginazione. A ciò, si aggiunge che ormai è assodato che la mente umana “non” è in grado di riconoscere la differenza tra un evento reale ed un evento “immaginato”, ne consegue che per un atleta è possibile costruire nella propria mente tutta una serie di visualizzazioni che lo vedono già nell’atto della riuscita della sua performance.

In parole ancora più semplici: può creare delle belle immagini di sé mentre taglia il traguardo nei 100 metri, oppure batte il suo record personale nel salto in alto, ed ancora esegue un esercizio particolarmente difficile agli anelli, ecc. Con alcune leggere modifiche e adattamenti, tutto ciò è possibile ed auspicabile anche nello sport di squadra.

Con le tecniche di visualizzazione è possibile apprendere ed imparare esercizi e movimenti particolari (per esempio, nel calcio: battere una punizione, tirare un rigore, fare un gioco con la palla, oppure automatizzare i meccanismi del fuorigioco). Non solo: l’uso appropriato delle tecniche di visualizzazione, unito a quello delle immagini mentali, permette alla mente ed al corpo dell’atleta, di apprendere molto più velocemente rispetto all’effettiva esecuzione di un esercizio fisico.

Naturalmente, le attività di visualizzazione devono essere ripetute con costanza e metodica tutti i giorni, sino a quando gli esercizi “immaginati” non diventano automatici e passano nella parte inconscia dello sportivo. A quel punto, quando nell’azione di gioco avverrà un evento simile a quello costruito con la visualizzazione, l’inconscio dell’atleta provvederà in automatico a “ripetere” in maniera perfetta l’esercizio più volte solamente immaginato

Per il momento fermiamoci qui. Nel prossimo articolo, Ti dimostrerò come il Tuo inconscio non è in grado di distinguere tra la realtà e la fantasia, tra un evento reale ed uno solamente immaginato. Ti racconterò che cosa faccio, spesso, nei miei seminari motivazionali.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo

Lettura suggerita: NLP ad Sports, di Joseph O’Connor

venerdì 20 giugno 2008

Il Riscaldamento Mentale nello Sport

Oggi, chiunque pratichi una qualsiasi attività sportiva, anche solo per semplice divertimento, esegue un riscaldamento prima di iniziare la sua performance sportiva.

Spesso è fatto in maniera semplice. Per esempio, nel calcio giovanile e dilettantistico, si usa far fare ai ragazzi qualche esercizio di streching, una leggera corsa, degli scatti sino a metà campo ed una sorta di torello con la palla. In altri sport, la preparazione può essere più o meno raffinata.

Non essendo un preparatore atletico, non entro nel merito di come debba essere fatto un riscaldamento fisico, di sicuro posso affermare che i benefici che si ottengono da quest’attività sono veramente tanti.

Invece, essendo un coach mentale, posso tranquillamente aggiungere che, se il riscaldamento fisico fosse anticipato da uno mentale, le performance del singolo sportivo o della squadra aumenterebbero.

Molti sportivi professionisti sostengono che bisogna “sistemare la testa” prima di competere in una gara o partita. Greg Louganis, il famoso campione olimpico di tuffi, parlava dell’importanza di colpire il trampolino nel punto giusto. Nel suo riscaldamento mentale, oltre a visualizzarsi mentre “colpiva” perfettamente il trampolino proprio in quel punto, coinvolgeva il senso cinestesico, sino a “sentire” i suoi piedi colpire il trampolino.

Purtroppo, nei vari sport a carattere giovanile, sono ancora pochi, veramente pochi i coach e gli allenatori che utilizzano le tecniche di riscaldamento mentale ed aiutano i propri atleti a migliorare le loro performance, siano esse individuali o di squadra.

Il punto chiave del processo di riscaldamento mentale è quell’abilità che in PNL (Programmazione Neuro–Linguistica) è chiamata visualizzazione. Nei prossimi articoli, scenderò più nel dettaglio e magari, preparerò qualche esercizio per aiutarvi a “lavorare” sulle vostre immagini e sviluppare le capacità di “visualizzarvi in performance sportive eccellenti”.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo

Lettura suggerita: Allenamento Mentale per gli sportivi, di Ted Garratt – Alessio Roberti Editore

lunedì 16 giugno 2008

Il mio articolo sul coach sportivo recensito dal giornale sportivo A tutto Campo

Ringrazio e saluto Gino e tutti gli amici di "A tutto Campo" che hanno recensito il mio articolo sul coach sportivo.

Salutoni
Giancarlo







ps
Se Ti interessa lo sport giovanile, visita il sito di A Tutto Campo

domenica 15 giugno 2008

Il Mental Coach sportivo: Mentore più che Allenatore

Da quando ho cominciato a seguire con maggior attenzione le partite di calcio di Sebastian (nella foto con la maglia nero-azzurra), il mio primogenito che ha ormai 19 anni e gioca negli juniores in una squadra di Carrara, si è alimentata sempre più dentro di me, la voglia di provare a fare il “coach sportivo”, ad allenare una squadra di giovani atleti.

Maschi o femmine, nessuna differenza. Così come andrebbero bene squadre di calcio e anche di basket, di pallavolo, di hockey, di pallamano, ecc. Insomma, sarebbe un’esperienza bellissima, che farei al volo, senza pensarci troppo su, e chissà… forse qualche presidente che ha voglia di “sperimentare cose nuove”, ed affidi una squadra ad un allenatore “particolare” come me, potrebbe anche esserci in giro.

Nell’attesa di incontrarlo, vorrei provare ad interpretare questa figura di allenatore che, a mio modesto avviso, deve possedere alcune caratteristiche fondamentali per allenare e stare in mezzo ai giovani. Ormai è più di due anni che seguo Seba, come lo chiamo simpaticamente io, e devo ammettere che il comportamento di molti allenatori delle giovanili lascia un po’ a desiderare. Ho personalmente assistito a scene disgustose, per non parlare poi, degli insulti “lanciati” verso gli arbitri e, in alcuni casi, anche verso i propri giovani giocatori.

Comincio con l’affermare che se in una squadra professionistica il coach è importante (vedi le performance che è riuscita a fare una squadra di potenzialità medie come la Fiorentina allenata da un allenatore carismatico come Prandelli), in un ambiente di giovanissimi e di adolescenti, la figura dell’allenatore è determinante.

In quel contesto, il coach non è solamente colui che allena fisicamente e tatticamente la squadra, bensì, è una vera e propria guida, un punto di riferimento per ogni ragazzo e ragazza che allena. I tempi cambiano e non basta più essere un buon preparatore atletico, un buon allenatore di gioco, nel mondo di oggi, diventa ancor più importante essere un buon “preparatore di uomini e donne”. Bisogna valorizzare i ragazzi, anche e soprattutto, sotto l’aspetto caratteriale.

Spesso, i coach, dimenticano che non basta allenare i muscoli ed il fiato, insegnare la tecnica e dare delle indicazioni di natura tattica… i ragazzi hanno bisogno di vere e proprie guide, di punti di riferimento in campo ed anche fuori. Troppe volte gli pseudo allenatori confidano sul fatto che i ragazzi faranno ciò che diranno. Ma si sono mai posti la domanda perché dovrebbero? Perché i ragazzi dovrebbero fare quello che il loro allenatore dice loro di fare? La risposta è semplice quanto fondamentale: i ragazzi dovrebbero fare quello che il loro coach dice loro perché lo stesso coach, è un vero e proprio esempio positivo.

Traduco il mio pensiero: non basta dire di fare una cosa. Per essere credibili, bisogna farla per primi e diventare per i ragazzi una vera e propria guida. Di professione faccio il formatore ed il coach motivazionale e l’esperienza m’insegna che vale molto di più ciò che faccio, come mi comporto con i ragazzi, anziché ciò che banalmente dico. Un vecchio proverbio dice: “Predichi bene e razzoli male”. Spesso, molti allenatori fanno proprio così: predicano degli ottimi comportamenti e poi, nella realtà della vita quotidiana o sportiva, razzolano male, dando il cattivo esempio ai propri ragazzi.

Guida e Mentore. Ecco cosa dovrebbe essere un buon coach sportivo. Una guida per i propri ragazzi ed un vero e proprio punto di riferimento. Faccio un esempio: spesso affermiamo che i ragazzi in campo non hanno un comportamento esemplare, né con l’arbitro né con gli avversari, ma ci siamo mai posti la domanda se il loro allenatore gli ha insegnato come comportarsi in maniera civile e sportiva? Ci arrabbiamo con i giovani atleti per il loro comportamento poco educato, anche se la vera mancanza di educazione arriva, molto spesso, dagli stessi allenatori (per non parlare dei genitori, in alcuni casi, addirittura peggiori), che inveiscono in campo contro l’arbitro, si arrabbiano con i propri giocatori se perdono la palla, se sbagliano un passaggio oppure un goal e, per primi, non hanno rispetto per l’avversario.

Forse, sono un po’ utopico, ma ho una visione tutta mia di come dovrebbe essere un buon coach, un buon allenatore: dovrebbe disporre di doti come la capacità comunicativa e quella relazionale; dovrebbe essere capace di motivare e guidare un gruppo. Dovrebbe essere un vero leader in campo ed ancor di più fuori. Insomma: un vero coach dovrebbe essere molto meno allenatore e molto più mentore, una vera e propria guida, un punto di riferimento per i suoi ragazzi.

Cari signori allenatori, volendo riassumere, potrei affermare che dovreste fare uno sforzo e cercare di avvicinarvi il più possibile all’identikit di coach che ho dipinto nelle righe precedenti. Fortunatamente, ci sono molti allenatori intelligenti, che sanno mettersi in gioco, in discussione, ed hanno l’umiltà di apprendere cose nuove. Per il bene dei nostri ragazzi, per il bene dei ragazzi che allenate, fatelo e aiutateci a farli crescere sia sotto il profilo sportivo, sia sotto quello caratteriale.

E poiché ho parlato di allenatori e sport, chiudo con una bellissima frase del celebre allenatore di football americano Vince Lombardi: “Vincere non è tutto, ma voler vincere sì”. Ed aggiungo, io: “Prima ancora che sul campo, sul terreno di gioco, si vince nella testa, nella mente dei giocatori”.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
Autore del libro “Penso Positivo”

PS
Se qualche Presidente o Direttore Sportivo gradisse prendere un caffè con me e fare una chiacchierata, può chiamarmi al 392/27.32.911.

sabato 14 giugno 2008

Cerco una squadra da allenare con i miei sistemi da coach motivatore

Alla cortese attenzione di Presidenti e/o Direttori Sportivi

Sono un coach mentale molto conosciuto (soprattutto fuori dalla provincia di Massa Carrara), nonché un formatore motivazionale, esperto nel formare e valorizzare le persone. Mi ha sempre affascinato mettere in pratica tutte le conoscenze di programmazione neuro-linguistica, di motivazione e di coaching che ho maturato negli ultimi vent'anni, anche nell'ambito dello sport. Proprio per vedere quali risultati è possibile raggiungere, mi piace testare e verificare sul campo le metodiche che ho imparato ed insegno a mia volta.

Nel campo della valorizzazione tradizionale delle persone (comunicazione, motivazione, autostima, definizione obiettivi, ecc), queste metodiche mi hanno permesso di ottenere ottimi risultati e sarei dunque curioso di vederne l'effetto anche nello sport.

La mia proposta - forse un pò particolare e sicuramente innovativa - è volta a cercare una squadra: di calcio, di pallavolo, di basket di hockey, o altro, da allenare con le tecniche motivazionali e di programmazione neuro linguistica che ho imparato.

Cerco una società seria, che voglia sperimentare un programma serio ed innovativo e che mi permetta di poterlo documentare e certificare in tutti i modi possibili. Così da creare un precedente documentato.

A scanso di equivoci, non chiedo compensi fissi. Mi basta il solo rimborso delle spese sostenute per gli eventuali spostamenti e per le eventuali trasferte del campionato. Nonchè un premio finale, concordato in comune accordo con la società, in funzione dei risultati raggiunti.

Vorrei allenare una squadra giovane (uomini o donne, nessuna preferenza): allievi e juniores andrebbero benissimo. Comunque, non troppo piccoli. Anche e soprattutto, una formazione che nel passato campionato ha fatto performance deludenti. Gli unici vincoli che pongo sono 3:
  1. avere carta bianca, sia nelle metodiche di allenamento sia nella scelta della formazione da mandare in campo (naturalmente, se la società vuole affiancarmi un preparatore atletico per gli allenamenti può andar bene, purché le decisioni siano sempre e solamente mie);
  2. avere a disposizione un campionato intero per valutare il lavoro;
  3. poter documentare tutte le fasi del progetto: con testimonianze, interviste, foto ed altro.

Mi permetto di far notare che Progetti di tale spessore sono comuni a livello professionistico, mentre sono rari (se non addirittura inesistenti) in ambito giovanile e dilettantistico. La Società che sapesse credere in un Progetto del genere, oltre ad essere la prima ed usufruire di metodiche innovative, godrebbe di un'ampia visibilità sui Mass Media locali e su internet attraverso questo Blog appositamente creato da me.

Sono certo che un buon Presidente, saprà cogliere al volo questa opportunità.
Chi fosse seriamente interessato, può contattarmi al 392/27.32.911 oppure tramite email info@giancarlofornei.com

Un cordiale saluto
Giancarlo Fornei

Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo