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martedì 19 agosto 2008

L’importanza della Motivazione nello Sport

Queste Olimpiadi le ricorderemo principalmente per la gran forza motivazionale messa in campo (pardon, in piscina) da quel grandissimo atleta che è Michael Phelps. E, purtroppo, noi italiani, per la superficialità e la presunzione messa in campo dalla nostra nazionale olimpica di calcio.

Ma andiamo per ordine. Phelps ci credeva, e lo aveva più volte ricordato nelle sue interviste. Dopo Atene aveva capito che poteva farcela, che poteva entrare nella “leggenda”. Questo gigante dalla faccia di bambinone, ha dimostrato a tutto il mondo sportivo cosa possa significare avere “una forte motivazione sportiva”.

Vincendo otto medaglie d’oro ha battuto il record di Mark Spitz ed è entrato nella leggenda. Ma secondo me, la cosa più bella è l’intervista rilasciata il giorno dopo aver eguagliato il record delle sette medaglie d’oro di Spitz, quando alla giornalista de La Nazione Laura Alari ha dichiarato:

Tutto è possibile se c’è un sogno e come dice sempre il mio allenatore Bob Bowman, bisogna sognare in grande. Il mio obiettivo principale è sempre stato quello di cambiare il nuoto, di farlo diventare più importante, voglio che i ragazzi si avvicinino ad un nuovo tipo di sport. E credo di poter raggiungere ancora obiettivi importanti nei prossimi quattro anni”.

La sua dichiarazione ci permette di capire due cose:
  • 1) la sua straordinaria motivazione, frutto anche del sapiente lavoro mentale del Suo allenatore e, credo di aver capito, anche della madre;
  • 2) la Sua semplicità, quando ha parlato di avvicinare i ragazzi al nuoto.

Insomma, un campione di “motivazione ed umiltà”.

Il contrario dei nostri giovani calciatori olimpici. Già strapagati alla loro età e per nulla motivati a far bene con la maglia azzurra. Si può anche perdere, nello sport, anche se quello che conta è il modo. Chi ha visto la partita dell’Italia contro il Belgio ha chiaramente parlato di una squadra de-motivata, scarsamente concentrata ed anche un po’ presuntuosa.

Ma l’atto di arroganza che ha reso questa olimpica ancor più antipatica (sicuramente a me), è stato che per tornare in Italia ha viaggiato in business class, anziché in classe economica, come tutti gli altri atleti italiani. Indipendentemente da chi abbia pagato la differenza di biglietto (Coni o Figc), il buongusto avrebbe dovuto consigliare a Casiraghi & soci di viaggiare insieme con tutti gli altri atleti.

Pazienza, consoliamoci con il record del ragazzone di Baltimora. Campione nello sport, nella motivazione e nella semplicità.

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Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo



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