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lunedì 29 settembre 2008

Una bella intervista sulla figura del mental coach nel calcio

L'altro giorno ho parlato con il giornalista de Il Tirreno Michele Morabito circa la mia nuova avventura al Pietrasanta Marina, squadra di calcio dell'Eccellenza Toscana.

Questo è il bell'articolo di Michele, che ringrazio sia per aver riportato fedelmente le mie parole, sia per lo spazio ed il tempo che ha dedicato alla notizia.

Per leggere la notizia clicca qui.

Un saluto

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
"Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi"

domenica 28 settembre 2008

Analisi della partita con il Montemurlo: alcune cose belle altre brutte

Domenica ore 10. La mia nuova avventura incomincia, parto dal campo di allenamento del Pietrasanta Marina in pullman, con tutta la squadra. Devo ammettere che nonostante i 46 anni sono un emozionato.

Arriviamo a Prato, pranzo con la squadra, due chiacchiere con Cristiano Ciardelli ed il suo staff tecnico e poi al campo del Montemurlo.

Prima del riscaldamento vero e proprio mi affidano la squadra per una decina di minuti. Parlo loro con entusiasmo e provo a trasmettere la mia forte carica motivazionale, ma già qui ho alcune sensazioni negative: non tutti mi seguono, non tutti ci credono.

Le squadre entrano in campo ed io noto ancora qualcosa che non va: la maggior parte dei ragazzi del Pietrasanta, entrando in campo, lo fanno con la testa china. Un brutto segnale per la fisiologia del corpo.

Inizia la partita, pronti e via ed il Montemurlo è in vantaggio. Come si dice dalle mie parti: un tiro, un goal. Il goal nasce da una punizione e tutta la difesa fa un giro al mercato.

Reazione della squadra che per 15 minuti mette il Montemurlo ai paletti. Massimo Pierotti, il centravanti cui ho predetto almeno 1 goal sin dalla sessione di coaching di venerdì pomeriggio scorso, scalda le mani del portiere avversario con un gran colpo di testa. Poi Federico Tosi, il capitano, colpisce in pieno la traversa.

Il destino nel calcio è beffardo: capovolgimento di fronte e calcio di rigore per il Montemurlo. 2 a 0.

Finisce il primo tempo e cerco di raggiungere la squadra negli spogliatoi ma vengo bloccato, non sono autorizzato ad entrare. Non mi resta che aspettare la squadra attaccato alla rete che porta all'entrata in campo.

Comincia il secondo tempo ed i ragazzi mi passano accanto, io cerco di fermarli per caricarli un , ma molti di loro passano avanti con la testa china, borbottando qualcosa (sul blog non farò i nomi dei giocatori che credono poco nel progetto, mi limiterò a parlare di chi, secondo me, ha fatto la differenza).

Riesco a fermare qualche ragazzo, che mi ascolta e segue i miei consigli e, paradossalmente, mi accorgo che sono anche i più giovani. Affido a Giacomo Ceragioli, il portiere (Classe '90) il compito di spingere i suoi compagni.

Comincia il secondo tempo e Giacomo prende a "spingere" mentalmente i suoi, incitandoli a reagire. Un ragazzino di 19 anni che motiva e guida il gruppo: fantastico e disarmante al tempo stesso.

Ad ogni modo la squadra comincia a giocare, merito anche dell'ingresso di altri due giovani sulle ali, che spingono in continuazione. Cristiano ha puntato su due giovanissimi ed ha fatto bene. I risultati arrivano subito.

Prima un calcio di rigore trasformato da Federico Tosi e poi il goal del pareggio... indovina con chi? Massimo Pierotti. Questo è un ragazzo dalle molte potenzialità e se mi offre maggior fiducia, sono certo potrà togliersi tante soddisfazioni.

La partita continua, altra disattenzione ed è il terzo goal del Montemurlo. 3 a 2. Tutto da ricominciare. Ma in campo ci sono alcuni giocatori del Pietrasanta che non ci stanno a perdere e sono loro che guidano la squadra al pareggio.

Pareggio che giunge, tanto per cambiare, con Massimo Pierotti. Il ragazzo ne mette dentro due e si dimostra il migliore in campo.

Riassumendo, alcune cose brutte:
  1. entrare in campo con la testa bassa è già un segnale di arresa del corpo. Come si fa ad entrare in campo in questo modo, trasmetti già insicurezza e arrendevolezza;
  2. poca grinta e carattere in buona parte della squadra, soprattutto nei giocatori più anziani, coloro che avrebbero dovuto prendere per mano la squadra;
  3. mi dispiace ammetterlo, ma sono pochi quelli che credono nel progetto di mental coaching e si vede chiaramente.

Alcune cose belle:

  1. la carica motivazionale di alcuni di loro, su tutti: Massimo Pierotti, Matteo Marucci (sino a quando è stato in campo), Matteo Niccolai, Giacomo Ceragioli, David Romanini e Jacopo Pellegrini. Sono loro i veri trascinatori del Pietrasanta;
  2. buona anche la prova dei due ragazzini entrati nel secondo tempo, molto più motivati di altri compagni;
  3. la reazione della squadra nel secondo tempo. Segno che la qualità esiste e che questa squadra ha enormi potenzialità;
  4. buono il debutto di Luca Marcuccetti.
Concludendo, dobbiamo lavorare. Aggiungerei, molto. Domani, nella sessione di coaching del martedì, analizzerò con loro tutti questi punti. Sono certo che da ragazzi intelligenti, sapranno farne tesoro.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
"Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi"

sabato 27 settembre 2008

Venerdì 26 settembre 2008 2° Sessione di Mental Coaching di Gruppo con il Pietrasanta Marina - si lavora sul dialogo interno

Sono le 15,35 di venerdì 26 settembre 2008. Questa è la seconda sessione di mental coaching con la prima squadra dell’USD Pietrasanta Marina 1911.

Oggi lavoro con tutto il gruppo riunito. 30 minuti con tutta la squadra prima che il mister Cristiano Ciardelli e il suo staff tecnico, preparino la partita di domenica, con il Montemurlo.

Alla sessione di gruppo sono presenti anche Cristiano e tutto il Suo staff, nonché il Direttore Generale Nicola Bertoni ed il Team Manager Paolo Tonini. La curiosità è grande ed anche l’attesa. Continuo a ripetere che ci vuole tempo per “digerire” questo nuovo approccio mentale e costanza nel mettere in pratica, giorno dopo giorno, gli esercizi che illustro.

Nei ragazzi noto già una predisposizione diversa rispetto al primo incontro. Maggiore attenzione e partecipazione. Una maggiore apertura mentale nei miei confronti e, soprattutto, nei confronti delle cose che racconto loro. Siamo sulla strada giusta. Dobbiamo solo continuare in questo modo.

Le regole fondamentali del cervello umano.
Apro la sessione ricordando brevemente le 5 regole fondamentali su cui si concentra il cervello umano. Regole che abbiamo già discusso nella sessione iniziale di martedì scorso, a gruppi divisi. Le ricordo brevemente anche nel blog:

REGOLA n° 1: il cervello è una macchina perfetta, con delle potenzialità in sostanza illimitate. Spetta a Te nutrirlo bene. Giorno dopo giorno. Tutti i giorni;

REGOLA n° 2: il Tuo cervello è guidato per il 95 percento dall’inconscio. Quindi, parlandoti e pensando in un certo modo, puoi programmarlo in positivo e potenziare le Tue performance sportive;

REGOLA n° 3: il Tuo cervello è letterale ovvero, prende alla lettera ogni comando che gli dai. Molto meglio dargli solo comandi positivi. RIPETO: SOLO COMANDI POSITIVI;

REGOLA n° 4: il Tuo cervello non riconosce la negazione NON quando è un comando. Invece, quando il non è rivolto verso una convinzione, crea solo danni. Da ora, voglio che ELIMINI LA NEGAZIONE NON DAL TUO LINGUAGGIO;

REGOLA n° 5: il Tuo cervello non distingue tra realtà e fantasia. Pertanto, nutrilo tutti i giorni d’immagini belle. Costruiscine una e comincia con qualche cosa di semplice, in cui Ti vedi fare un esercizio particolare; un goal; una parata fantastica; un contrasto vincente; ecc.

Cristiano, da persona intelligente qual è, approfitta della presenza per pormi la domanda sull’argomento che sono certo (ma scommetto l’ha capito anche lui) ha sconvolto maggiormente il gruppo, la regola n° 4.

Mi chiede: “che differenza c’è tra la negazione non ed il no secco”.

Rispondo che il cervello umano lavora per associazione d’immagini e non esiste nel nostro contenitore neurologico un’immagine codificata della negazione NON. Quindi, non è riconosciuta quando usata come comando diretto, esempio: “Non fare quella cosa”. Molto meglio evitare di usarla quando si danno comandi a se stessi ed anche agli altri.

Se si vuole raggiungere obiettivi e fare le cose, è opportuno usare solo comandi in forma positiva. In parole povere: bisogna dirsi solo quello che si vuole che sia fatto.

Invece, il “NO”, è paradossalmente la forma positiva più potente che esista. Saperlo usare è importantissimo, sia in ambito sportivo sia nella vita comune di ogni giorno. Il NO, fatto seguire al motivo per cui si associa, è potentissimo. Ogni allenatore, insegnante, genitore, ecc. dovrebbe saperlo usare.

Il dialogo interno del calciatore.
Sono passati quasi dieci minuti e finalmente posso introdurre l’argomento della sessione di mental coaching di gruppo di oggi: “Il Dialogo Interno del Calciatore”.

Spiego ai ragazzi che la loro capacità di ottenere performance sportive di un certo livello è fortemente condizionata dal loro dialogo interno. Ovvero, quello che si dicono prima di una partita o di un allenamento.

Il cervello umano è un sistema CIBERNETICO, che realizza attraverso il sistema nervoso ciò che gli diciamo e ciò che pensiamo. Quindi, PAROLE E PENSIERI influenzano inevitabilmente le performance sportive dei calciatori. Siano quelli dilettanti del Pietrasanta Marina o quelli professionisti di Milan e Inter.

Il dialogo interno dei giocatori (come di qualsiasi altro sportivo) può essere potenziante o limitante. Si definisce potenziante quando usiamo una frase motivante e positiva che ci spinge verso una certa azione, per esempio: “Oggi mi batto come un leone, gioco una splendida partita e vinco”.

Si definisce limitante quando usiamo una frase che ci crea dubbi, paure o timori, per esempio: “Oggi non mi sento bene, ho delle sensazioni strane”.

Nota che in questo caso la frase in forma negativa lavora sulla convinzione del calciatore. Quindi, il solo fatto di pensare o pronunciarsi quelle parole piene di dubbi, finiscono con il creare una realtà di dubbi e di paure. Quando quel giocatore scenderà in campo, le Sue paure saranno diventate reali.

Creazione di una frase motivante e potenziante.
Lavoriamo una decina di minuti per concordare, da oggi, l’uso di un solo tipo di dialogo interno: POTENZIANTE, con parole espresse in forma positiva. Suggerisco loro una frase motivante e potenziante da usarsi prima dell’inizio di ogni partita. Da ripetersi sia prima, sia più volte durante la stessa.

Qual è la frase? Diciamo che è un piccolo segreto tra me ed i ragazzi. Mica Ti offenderai se non la rivelo? Prova ad immaginarla.

L’esercizio di visualizzazione.
Chiudiamo la sessione di mental coaching con un esercizio di “Visualizzazione”. Faccio sdraiare tutti in cerchio intorno a me, li faccio rilassare e poi li aiuto a costruire una bellissima immagine mentale. Quale? Che domande, anche questa è un piccolo segreto.

Ti ho raccontato molte cose su questi primi giorni di allenamento mentale con il Pietrasanta Marina e dato dei suggerimenti. Ottimi suggerimenti, aggiungerei. Devi solo provarci anche Tu e mettere in pratica e con costanza, le varie piccole azioni. Lasciami un commento al post e fammi conoscere le Tue esperienze.

Domenica sarò a Montemurlo con la squadra. Ti terrò aggiornato.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

giovedì 25 settembre 2008

Il Mental Coach nel Calcio

Giancarlo Fornei durante un convegno sull'allenamento mentale - Pietrasanta (Toscana) - 2008
Una nuova figura irrompe nel mondo del pallone: il mental coach. Ovvero, colui che allena la mente dei calciatori e li aiuta a raggiungere i propri obiettivi.
 
In questo periodo, il web ed i giornali riportano sempre più spesso l’associazione tra il “Mental Coach” ed il mondo del calcio. Sempre più giornalisti fanno articoli su questa nuova figura; sempre più articoli parlano del mental coach e di quello che può fare per allenare mentalmente a vincere i giocatori.

La mia esperienza m’insegna che un mental coach può essere molto importante per una squadra di calcio ed i suoi elementi.

Un buon mental coach è in grado di allenare la loro mente e prepararli a vincere.

Del resto, si vince prima nella mente e solo dopo sul campo.

Ho cominciato ad occuparmi di coaching nel settembre 2003. Partecipai ad un seminario a Milano e restai stregato dalle potenzialità che questa nuova disciplina poteva offrire.

In quel periodo la parola “coaching” era qualcosa d’indecifrabile, una sorta di meteora, si sentiva appena pronunciare. Personalmente la conoscevo perché venivo da un decennio di studi sulla PNL, altro termine inglese che significa “Programmazione Neuro-Linguistica”.

Definita da molti “La scienza dell’Eccellenza Umana”.

La PNL ha letteralmente aperto la mia mente. Ho imparato cose sul cervello e la potenzialità della mente umana a dir poco immaginabili. Ho appreso che la mente umana è potentissima, e prende alla “Lettera ogni Comando che una persona sì da”.

Che nel nostro programma neurologico non esiste un’immagine interna del "NON", e quindi, il cervello degli esseri umani trasforma un comando in forma negativa del tipo “non devo sbagliare il rigore”, in un fantastico “devo sbagliare il rigore”.

Cancellando, di fatto, la negazione "NON" e creando un dubbio nella mente del calciatore, che finisce per sbagliare il calcio di rigore. Proprio come accadde a Roberto Baggio, nei mondiali del 1994, negli Stati Uniti.
Ho scoperto che il dialogo interno di un calciatore, prima e durante una partita, determina i suoi risultati in campo.
 

Che se un giocatore non è allenato mentalmente a vincere, spesso non regge lo stress della competizione e di riflesso, otterrà risultati al di sotto delle sue potenzialità.

Il mental coach è semplicemente un esperto che aiuta i calciatori a definire obiettivi personali e di squadra.

Attraverso l’allenamento mentale li aiuta a focalizzare meglio l’attenzione su di un esercizio o un movimento, a pensare in positivo, a trovare la giusta motivazione, a credere nelle proprie potenzialità, a migliorare le performance sportive, ad essere più concentrati, ed altro ancora.

Insomma, un mental coach, può fare la differenza e prendere metaforicamente per mano la squadra e costruire in ogni componente della stessa la giusta mentalità per vincere.

Ovviamente, non è in grado di fare i miracoli, anche se con un buon programma di allenamento mentale è possibile migliorare sensibilmente le performance, individuali e di squadra.

  • A tale proposito, cito una ricerca del 2003 della British Psychology Society, la quale afferma che l’allenamento mentale proposto in maniera professionale ed integrato nel programma di allenamento globale, può migliorare le prestazioni fino al 57%.

Secondo altre fonti americane, l’atteggiamento mentale può incidere sulla performance sportiva addirittura per il 90%.

Indipendentemente a quale percentuale statistica Vuoi credere, resta il fatto che anche il 57% è un numero straordinario, che deve farti pensare che oltre alla preparazione fisica del calciatore è importante anche quella mentalmente.

Del resto, nel calcio di oggi, dove le componenti tecnico-tattiche spesso si equilibrano, la componente mentale e motivazionale è sempre più determinante e può fare la differenza.

Credo che l’importanza del mental coach nel calcio, possa essere ben motivata dalla frase ormai storica di Beppe Signori, tre volte capocannoniere della serie A e vice campione del mondo, che disse:


“Per essere un campione bisogna avere testa. Serve sicuramente allenamento, serve spirito di sacrificio, ma questo vale poco senza saper come gestire emozionalmente i momenti decisivi”.
Signori veniva da un periodo cupo, dopo essere passato dalla Lazio al Bologna e grazie al sapiente lavoro di un personal mental coach, riacquistò fiducia in se stesso e tornò più forte di prima.


Sono certo di poter affermare, senza ombra di smentite, che il primo, grande mental coach, sia stato il celebre allenatore di football americano Vince Lombardi, famoso anche per il suo libro “Run To Daylight”.

Lombardi fu il primo a capire dell’importanza di “allenare anche la mente”.

Riassumendo: un buon mental coach è in grado di istruire la mente del singolo calciatore e di tutta la squadra a vincere.

E la meraviglia delle meraviglie è che tutto questo si può ottenere in maniera naturale, valorizzando al meglio le risorse fisiche e mentali che il calciatore e la squadra, hanno già.

Ricorda, le qualità mentali sono allenabili e se Vuoi imparare a Vincere, cerca un buon “Mental Coach Sportivo” e affidati a lui. Come diceva Virgilio: “Segui un esperto”.

La società dove giochi ha un mental coach?
Lasciami un Tuo commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach Sportivo
"Il Coach delle Donne"


martedì 23 settembre 2008

Inizia oggi il Progetto Sperimentale di Mental Coaching Sportivo con l’USD Pietrasanta Marina 1911

Sono le 15,15 di martedì 23 settembre 2008. Comincia oggi, ufficialmente, la mia collaborazione con la prima squadra dell’USD Pietrasanta Marina 1911.

Affiancherò l’allenatore Cristiano Ciardelli e il suo staff tecnico, sviluppando un progetto sperimentale di allenamento mentale in tre fasi:

1. crescita dell’autostima di ogni componente della rosa;
2. sviluppo della motivazione individuale e di squadra;
3. applicazione di alcune tecniche di programmazione neuro-linguistica per aumentare le performance sportive dei singoli e del collettivo.

Come in ogni avventura che si rispetti, è opportuno ringraziare coloro che mi hanno permesso questa collaborazione, in primis il Presidente Serafino Coluccini, il Vice Presidente Carlo Ciaponi e il Direttore Generale Nicola Bertoni.

A tutti e tre il mio sentito grazie per aver creduto subito nel progetto e dimostrato entusiasmo nel volerlo realizzare immediatamente.

Un grazie anche a Cristiano Ciardelli, il mister del Pietrasanta Marina che ha dimostrato un’apertura mentale fuori del comune, dimostrandosi subito entusiasta della mia collaborazione che vuole essere integrativa e potenziante al già ottimo lavoro che lui e il suo staff tecnico hanno avviato.

Colgo l’occasione per fare i complimenti a tutto lo staff tecnico, da Adriano Pasquini, allenatore in seconda, ai preparatori atletici Matteo Manfredi e Simone Baldini, sino a Mario Consigli, il preparatore dei portieri. Un ringraziamento anche a Paolo Tonini, il team manager della squadra che si è subito messo a mia disposizione.

Un saluto ed un grazie anche a tutti i 26 ragazzi della rosa del Pietrasanta Marina, che mi hanno accolto con simpatia e disponibilità a confrontarsi con un tipo strano come me, anche se in alcuni di loro ho notato un pizzico di perplessità. Del tutto normale, dato che non hanno mai lavorato con un coach mentale.

Voglio dire loro di stare tranquilli, il mio arrivo è coinciso con la sconfitta in campionato con il Camaiore e sembra quasi una sorta di punizione. In realtà, stavo lavorando con il Direttore Bertoni e l'allenatore Ciardelli già da un mese ed il caso ha voluto che raggiungessimo l'accordo proprio in questo periodo.

Insomma, un’accoglienza da mille e una notte. In una città, Pietrasanta, a me già cara per molti motivi, primo tra tutti per la sua capacità di circondarsi di arte e cultura (non a caso è chiamata la Piccola Atene).

A me piace molto sperimentare e testare le cose che ho appreso e che continuo ad imparare sulla pnl e sul coaching mentale per sportivi.

Non posso che essere grato a questa società per l’opportunità che mi offre di dimostrare che l’allenamento mentale e motivazionale può offrire una marcia in più anche in un gruppo già ottimo, sia sul piano tecnico-tattico, sia fisico.

Da buon motivatore, penso in positivo e ho la possibilità di dimostrare che l'allenamento mentale può fare la differenza anche a livello dilettantistico.

Attraverso questo mio blog, Ti racconterò le varie esperienze che settimanalmente andrò a vivere sul campo e con la squadra del Pietrasanta Marina. A venerdì, giorno in cui comincerò a lavorare seriamente con i ragazzi.

Oggi, intanto, ci siamo conosciuti ed abbiamo parlato un pò delle potenzialità del cervello umano.

E Tu, che ne pensi di un mental coach che collabora con una squadra di calcio? Fammi conoscere il Tuo parere, lasciami un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”


Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

domenica 21 settembre 2008

Le quattro aree di allenamento di un calciatore

Quante sono le aree di allenamento di un calciatore? Ho posto questa domanda a tantissimi calciatori giovani, dilettanti e semi-professionisti. La maggior parte di loro mi ha risposto uno sconvolgete n° 3.

Secondo la maggior parte di loro e, purtroppo, di molti addetti ai lavori (allenatori, direttori tecnici, direttori generali, presidenti, ecc.), le aree di allenamento di un calciatore sono solo tre. Ed esattamente:

TECNICA;
TATTICA;
FISICA.

Sbagliato, le aree di allenamento di un calciatore sono 4. Ovvero, alle prime tre, devi aggiungere la più importante, quella MENTALE ed EMOTIVA.

Ti dirò di più, la quarta area è in assoluto la più importante. Quella che permette alle prime tre, di svolgere correttamente il proprio lavoro, nonché sviluppare tutte le potenzialità del calciatore.

Prova ad immaginare di essere un calciatore. Cosa Te ne fai di una buona tecnica, di essere tatticamente perfetto e di aver allenato il fisico in maniera ottimale se, quando entri in campo, la Tua Mente comincia a fare i capricci, creando dubbi e paure, e il Tuo dialogo interno comincia a dirti che “hai paura”, oppure che “non Ti senti pronto” ed ancora che “forse non sei all’altezza”?

Nulla. Purtroppo, non Te ne fai di nulla. In questo modo hai vanificato il lavoro di preparazione di una settimana, a volte di un mese, o peggio, di tutto il precampionato.

Se invece lavori sull’allenamento mentale, paradossalmente, oltre a stare meglio mentalmente ed emotivamente, lo stesso può aiutarti a focalizzarti meglio sulla tecnica, sulla stessa tattica e sviluppare al massimo anche il lavoro fisico. Perché quando stai bene con la MENTE, tutto Ti riesce in maniera perfetta.

Mi sforzo di ripeterlo ad ogni singolo calciatore con il quale ho il piacere di lavorare: la quarta area è la più importante, sviluppala.

Oggi, dalle pagine di questo blog voglio ripeterlo anche a tutte le persone che orbitano nel mondo del calcio, dagli allenatori tradizionali ai direttori tecnici, dai direttori generali ai presidenti, ecc. La quarta area è la più importante in assoluto, abbiate il coraggio di svilupparla.

Lo conferma anche uno studio di Christian Lattanzio, noto Mental Trainer italiano, trasferitosi a Londra in Inghilterra, alla corte di squadre di calcio famose, come il West Ham United, il Manchester United, il Chelsea e la nazionale inglese under 17.

Christian è uno dei migliori Mental Trainer e formatori di coach che ci sia attualmente in giro. Se lo dice anche lui, che senza dubbio è più famoso e bravo di me, puoi fidarti.

Conoscevi la quarta area di allenamento di un calciatore? Lasciami un Tuo commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

giovedì 18 settembre 2008

Usa un dialogo interno motivante e positivo

Sapevi che la Tua capacità di ottenere performance sportive di un certo livello è fortemente condizionata dal Tuo dialogo interno?

Ti sei mai fermato ad “ascoltare” cosa Ti dici prima di una partita o di una gara?
Mi capita spesso di parlare con sportivi di ogni genere, ed ogni volta che faccio loro queste due domande mi guardano con occhi spalancati, come se avessi detto qualcosa di molto strano.

Eppure, qualsiasi atleta e sportivo di questo mondo si “parla”.

Che cosa Ti dici quando stai per entrare in campo?

Insegnando a scuola, ho avuto la possibilità di rivolgere questa domanda a molti ragazzi che praticano sport di vario genere.

L’ho poi rivolta ad alcuni amici di mio figlio Sebastian (che gioca a calcio), ad altre persone incontrate in contesti diversi e casuali ed anche allo stesso Seba.

Dalle risposte che mi hanno dato la maggior parte di loro, ho avuto la conferma del dialogo interno negativo di molti giovani atleti.

Ma siccome il campione analizzato non mi bastava, ho alzato il tiro ed ho rivolto la stessa domanda ad atleti di diversi sport: tennis, nuoto, atletica leggera, basket, pallamano, hockey su pista, ecc.

Ho monitorato le risposte di giovani e meno giovani; di sportivi dilettanti e di personaggi già un po’ noti e mi sono divertito a fare un vademecum delle loro risposte:

1. “Oggi non mi sento bene, ho paura di sbagliare, speriamo che i miei compagni non mi passino troppo spesso la palla” - un giocatore di calcio dilettante;

2. “Che strano, ho la mano che mi trema, speriamo di colpire la pallina” – un giovane tennista;

3. “Lui è più veloce di me, chissà quanti metri mi darà” – un ragazzo che corre nei 400 metri;

4. “All’anima come sono alte, e chi ce la fa a prendergli la palla” – una ragazza che gioca a basket;

5. “Ogni volta che sono su questo campo gioco male” – un giocatore di calcio un po’ meno dilettante;

6. “Non mi sento sicuro, ho la sensazione di sbagliare” – un giocatore di pallamano;

7. “L’altro giorno ero più veloce, oggi mi sento grassa e pesante” – una ragazzina che gioca a hockey su pista e non è particolarmente grassa;

8. “Ho paura di sbagliare” – mio figlio Seba;

9. “Quando l’acqua è così fredda non riesco a nuotare bene” – una giovanissima promessa del nuoto;

10. “Mi sento gli occhi puntati addosso” – nuovamente mio figlio;

11. “Quando la colpisco in quel modo, la butto sempre lontano dalla buca” (riferendosi alla pallina) – un signore di una certa età che gioca a golf da molti anni.

Potrei continuare sino a domani mattina e scrivere un libro solo sulle frasi che molti sportivi si dicono prima di cominciare a giocare.

Nota che le frasi di molti sportivi famosi, sono identiche a quelle delle persone comuni che ho intervistato: si dicono le stesse cose.

Magari cambia una parola o un termine, ma il risultato è sempre lo stesso: un dialogo interno negativo, che inevitabilmente condiziona la prestazione sportiva.
Molti allenatori non riescono a capire come mai l’atleta X o l’atleta Y, pur essendosi allenato tutta la settimana in maniera fantastica ed abbia quindi fatto una preparazione atletico/tattica ottimale, il giorno della gara o della partita sparisce dal campo o arriva ultimo.

La domanda che ogni buon allenatore e atleta dovrebbe porsi è “Perché accade questo”?
La risposta è semplice e al tempo stesso disarmante.

Perché molti sportivi hanno un dialogo interno, in altre parole quello che dicono a se stessi, negativo e limitante. Anziché motivarsi, sanno solo porsi dei limiti da soli.
Anche Tu dici certe cose a Te stesso?

Ricorda che il Tuo cervello è un sistema binario e quindi, PAROLE E PENSIERI influenzano le Tue performance, sia nello sport sia nella vita quotidiana.

Più usi un certo dialogo interno negativo e limitante, più il Tuo inconscio finisce per crederci e Ti “guida” proprio verso quello che Ti sei detto e che, paradossalmente, temevi si avverasse.

Posso dirti una cosa? Se Tu, con il Tuo dialogo interno che hai creato i presupposti perché prendessero forma le Tue paure.

Allora comincia subito a modificare il Tuo dialogo interno. Dalla prossima partita o gara, sostituisci le parole limitanti che Ti dici con parole potenzianti.

Come? Eccoti degli esempi.

Ho sostituito le frasi limitanti che ho riportato prima con frasi potenzianti:

  • “Oggi non mi sento bene, ho paura di sbagliare, speriamo che i miei compagni non mi passino troppo spesso la palla” - falla diventare: Oggi mi sento veramente bene, ogni palla che i miei compagni mi passeranno sarà un pallone giocato bene;
  • “Che strano, ho la mano che mi trema, speriamo di colpire la pallina” – diventa: Ho la mano ferma e sento la racchetta colpire bene la pallina;
  • “Lui è più veloce di me, chissà quanti metri mi darà” – diventa: Anche se lui è più veloce, gli darò filo da torcere;
  • “All’anima come sono alte, e chi ce la fa a prendergli la palla” – diventa: Più sono alte e più mi diverto a togliere loro la palla;
  • “Ogni volta che sono su questo campo gioco male” – diventa: Questo campo mi piace, mi sento in perfetta sintonia e mi aiuterà a giocare una bellissima partita;
  • ecc.
Capito come si fa? Adesso voglio che completi Tu l’esercizio. Fallo con le altre frasi limitanti e poi lasciami un commento al post.

- “Non mi sento sicuro, ho la sensazione di sbagliare”;
- “L’altro giorno ero più veloce, oggi mi sento grassa e pesante”;
- “Ho paura di sbagliare”;
- “Quando l’acqua è così fredda non riesco a nuotare bene”;
- “Mi sento gli occhi puntati addosso”;
- “Quando la colpisco in quel modo, la butto sempre lontano”.

Bene.
Ora prendi carta e penna e fai l’esercizio.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale, Scrittore & Mental Coach
"Il Coach delle Donne"

Autore del libro "Come Allenare la Mente a Vincere nello Sport". Lo trovi su Amazon, acquistalo ora da questo link.

mercoledì 17 settembre 2008

Le credenze limitanti degli sportivi

Parlo spesso del “cervello di un essere umano e delle sue credenze”. Continuo a ripetere alle persone che fanno coaching con me o partecipano ai miei seminari motivazionali, che “Se Vuoi cambiare la Tua vita in meglio devi prima cambiare la Tua mente”.

La mente umana è fantastica, ha un potenziale semplicemente sbalorditivo ed è un peccato scoprire che l’essere umano è in grado di porsi dei limiti da solo, di boicottare le proprie performance sportive con l’atteggiamento mentale negativo.

Metaforicamente parlando, è come se un atleta ai blocchi di partenza inchiodasse le sue scarpette a terra. Inevitabilmente, allo start, non è in grado di scattare in avanti e perde secondi preziosi nei confronti degli avversari. Questo è quello che fanno molti atleti di sport vari: si creano dei limiti da soli.

Dal 1994 studio la programmazione neuro-linguistica e la mente umana. L’esperienza m’insegna che anche nello sport - come nella vita di ogni giorno - la mente condiziona, in positivo o in negativo, le performance delle persone.

Il Tuo modo di parlarti, i Tuoi pensieri, le Tue credenze e i Tuoi atteggiamenti, condizionano tutta la Tua attività sportiva. Tutto passa attraverso la Tua mente; è l’uso della Tua mente che fa la differenza. Nel bene e nel male.

Uno dei pericoli maggiori per gli sportivi e, soprattutto, per gli atleti che gareggiano a certi livelli, è rappresentato dalle proprie credenze.

Credere in partenza che non riuscirai “a vincere la partita”, oppure “a colpire bene la pallina per metterla in buca”, ed ancora “a calciare il rigore per far goal”, è una convinzione limitante, che Ti metterà in uno stato d’animo negativo e Tu, puoi star sicuro che non riuscirai a fare nulla di quanto detto.

Ma c’è di più: essendo il Tuo cervello LETTERALE (ovvero, che prende alla lettera ogni comando che Ti dai), il solo DUBBIO di “non riuscire a calciar bene il rigore” basterà per fartelo sbagliare.

Le credenze rappresentano le Tue più profonde convinzioni, quello che credi sia giusto o sbagliato. Vero o falso. Sono i principi guida che influenzano ogni Tuo comportamento. La mia mappa del mondo, la Tua, la nostra e quella di tutte le persone, si fonda principalmente su di loro (ma anche su valori e pregiudizi).

In base alle Tue credenze/convinzioni, filtri il mondo intorno a Te e Ti convinci che quella cosa è giusta o sbagliata, che quell’altra puoi o non puoi farla, che quella performance sportiva è alla Tua portata o non potrai mai realizzarla.

Così, finisci per fare (comportarti, agire) quello che le Tue CREDENZE Ti indicano, o meglio: Ti ordinano.

Ti stanno dicendo che non vincerai ma nulla? Mi dispiace, il Tuo inconscio farà di tutto per prenderti alla lettera e finirà per sabotare sistematicamente le Tue prestazioni sportive.

Devi sapere che le Tue credenze/convinzioni generano dei comportamenti. I comportamenti, possono consolidarsi nel tempo sino a diventare delle vere e proprie credenze “limitanti”.

Per esempio: se mentre stai per entrare in campo cresce in Te il dubbio di non essere capace di fare una buona partita, mandi inconsciamente un messaggio al Tuo cervello che, prendendo alla lettera tutto ciò che gli dici, Ti accontenterà e durante la gara perderai tutti i palloni, sbaglierai tutti i passaggi ed avrai paura dei contrasti.

Risultato finale: il Tuo cervello Ti avrà preso alla lettera, trasformando i Tuoi dubbi in realtà.

Se ciò è vero per le credenze limitanti, fortunatamente è altrettanto vero per quelle potenzianti, quelle che possono aiutarti a fare delle performance eccellenti.

Basterebbe “imparare a nutrire” la Tua mente di CREDENZE POSITIVE per aiutare il Tuo inconscio a lavorare per Te, gratuitamente. Ripeto: GRA-TU-ITA-MENTE!!!

Se impari a sostituire le Tue credenze limitanti con altre credenze, positive e potenzianti, sei in grado di guidare la Tua mente.

Ricordati che il SUCCESSO di qualunque sportivo è il frutto delle Sue credenze. Quindi: CREDENZE POSITIVE + MOTIVAZIONE + PERFORMANCE SPORTIVE = SUCCESSO.

Termino con una bellissima frase del grande Jury Chechi: “Ogni sogno è possibile se ci credi sino in fondo”. Lascia un commento al post e fammi conoscere le Tue credenze limitanti come sportivo.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

sabato 13 settembre 2008

Ogni grande campione sportivo ha il suo Mental Coach

I migliori atleti e sportivi del mondo hanno in comune una cosa: un Mental Coach che allena la loro Mente.

Si è visto anche alle recenti Olimpiadi in Cina, dove quel “mostro” di Michael Phelps ha vinto 8 medaglie d’oro. Ma dietro il gigante di Baltimora chi c’era? Sua madre ed il suo allenatore Bob Bowman, che hanno fatto uno splendido lavoro, oltre che fisico, soprattutto mentale.

Anthony Robbins, il formatore motivazionale numero uno al mondo, è forse il Mental Coach più conosciuto che ci sia oggi sul mercato. Tra gli atleti che si sono rivolti a lui, posso citare l’asso del basket americano Michael Jordan e il supercampione del tennis André Agassi.

Pensa che ha “allenato mentalmente” intere squadre dell’NBA, come i Los Angeles Lakers e i San Antonio Spurs. Ha perfino lavorato con l’equipaggio vincitore dell’America’s Cup ‘92: America 3. Oltre a molti altri atleti e squadre di hockey e di baseball.

Il mondo dello sport è pieno di storie di campioni che, oltre al fisico e alla tecnica, hanno allenato la loro mente.

Tra gli sportivi più famosi in Italia, Giuseppe Signori (che ha scritto anche l'introduzione all'edizione italiana di "Allenamento Mentale per gli Sportivi" di Ted Garratt), Igor Protti, Alessandro Del Piero, Isolde Kostner, Loris Reggiani, Kristian Ghedina. Ognuno di loro con dei problemi specifici ed ognuno di loro aiutati da un sapiente lavoro di allenamento mentale.

Come allenatori si sono avvalsi di un mental coach che li aiutasse nella preparazione di un programma di allenamento mentale personaggi come Roberto Mancini, Gianni De Biasi e, se non erro, anche il grande Carlo Ancellotti. Sono certo che anche l’attuale allenatore dell’Inter, Josè Mourihno, utilizza tecniche di allenamento mentale.

Per non parlare di tutti quegli atleti, campioni o meno, che pur rivolgendosi ad un Mental Coach chiedono allo stesso di evitare di raccontare in giro che stanno lavorando con loro. Io stesso, nel mio piccolo, ho lavorato con due psicologhe dello sport che a loro volta stavano lavorando con degli atleti importanti. Ma la parola d’ordine era: massima riservatezza.

Un Mental Coach si focalizza sull’allenamento mentale e quindi, non è in “competizione” con il classico allenatore sportivo. Anzi, lo affianca e lo aiuta a valorizzare le risorse del singolo atleta o della squadra, migliorandone le performance sportive. E soprattutto, facendo in modo che l’atleta o gli atleti, siano costantemente motivati e sappiano gestire i propri stati d’animo per affrontare i molti impegni di una stagione sportiva.

Oggi, per eccellere nel mondo dello sport competitivo e professionistico, il solo allenamento fisico non basta più. E questo, pian piano, sta accadendo anche nello sport dilettantistico, dove la pressione sui giovani atleti è sempre maggiore.

Insomma, gli addetti ai lavori dovrebbero essere maggiormente consapevoli che la differenza principale per vincere, oggi è la forza mentale.

Se i grandi campioni dello sport utilizzano un Mental Coach, ci sarà un motivo? Credo che la più bella domanda che uno sportivo ed una squadra (di qualunque sport essa sia) dovrebbe porsi è: quando farò qualcosa di concreto per raggiungere risultati in funzione delle mie effettive potenzialità?

Questa è una bella domanda, sulla quale invito atleti, allenatori, direttori sportivi e presidenti a confrontarsi con me, lasciando un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 Passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

martedì 9 settembre 2008

Il diverso ruolo del Mental Coach Sportivo negli sport individuali e di squadra


Il ruolo del Mental Coach è sempre identico, sia quando allena una squadra e sia quando si occupa di preparare un atleta individuale? A mio modesto avviso, la risposta è NO.

1. Il ruolo del Mental Coach negli sport individuali. Il mental coach deve conoscere a fondo le caratteristiche dell’atleta che allena. Non basta che si limiti a conoscere le caratteristiche positive, deve sapere tutto anche sui lati negativi, che poi saranno proprio quelli su cui dovrà focalizzare l’attenzione maggiore per aiutare lo sportivo a cambiarli.

Un altro aspetto importante è la cura dei dettagli, che deve essere quasi maniacale. Negli sport individuali il coach deve curare con particolare attenzione ogni dettaglio, anche perché se l’atleta sbaglia, nessuno potrà rimediare al suo errore (cosa che invece è più facile nel gioco di squadra).

Deve essere una vera e propria chioccia, che motiva costantemente l’atleta, facendo leva sulle sue motivazioni individuali (e quindi, personalizzate).

Per fare tutto questo, è fondamentale per il mental coach la capacità di entrare in empatia con il singolo atleta. Dovrà guadagnarsi la piena e totale fiducia della persona che allena, perché passerà con Lei, tantissimo tempo e se non c’è feeling tra l’atleta ed il coach… meglio cambiare. Insomma, molto più guida e mentore che vero e proprio allenatore.

2. Il ruolo del Mental Coach negli sport di squadra. In questo caso, forse il compito principale di un mental coach è di lavorare sulla personalità dei singoli atleti, che possono essere spesso profondamente diverse tra loro. Deve riuscire a trattare tutti i componenti della squadra nello stesso modo, senza creare gelosie ed invidie, pur rispettando le insicurezze e potenzialità di ogni atleta.

Deve dare poche regole e farle rispettate da tutti, nessuno escluso (anche lo stesso coach).

Deve motivare il gruppo e far capire ad ogni singolo componente che “INSIEME” si vince. In una squadra, lo spirito collettivo del gruppo è fondamentale per raggiungere buoni risultati. Quindi: allenarsi insieme, fare gruppo, partecipare agli stessi obiettivi, condividere la mission della società, ecc.

Infine, pur mettendolo in fondo, è importantissimo il prossimo concetto. L’allenatore è il “vero leader” della squadra. Quello che io chiamo “l’anima carismatica”. Sin da subito deve essere autorevole e riconosciuto da tutto il gruppo, o comunque, dalla percentuale maggiore.

Insomma, pur avendo in comune molte cose, i metodi di lavoro di un Mental Coach per sport individuali rispetto ad un Mental Coach per sport di squadra, deve essere un po’ diverso. Riassumendo, oserei dire:
  • più concentrato sui particolari e sulle esigenze dell’atleta, nello sport individuale;
  • più capace di far “gruppo” e di essere un leader riconosciuto, nello sport di squadra.

Se fai l’allenatore o il mental coach, fammi conoscere il Tuo pensiero, lasciami un commento a questo post.

Giancarlo Fornei

Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
Autore del programma di coaching mentale che ho creato per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

lunedì 8 settembre 2008

Una splendida e motivante frase di Lance Armstrong

"Tutto è possibile.
Posso dirti che hai il 90% di possibilità, o il 50%, oppure l'1%, ma ci devi credere. E devi lottare".


Lance Armstrong

venerdì 5 settembre 2008

Come aumentare le performance sportive usando la musica

Sapevi che puoi migliorare le Tue performance sportive allenandoti al ritmo della musica? Su Mente & Cervello di Aprile 2008 è uscito un bellissimo articolo che raccontava come le performance sportive migliorano con la musica.

Personalmente ho sempre pensato che la musica fosse una fonte energetica fantastica per motivarsi nell’allenamento.

Quando lo facevo io (qualche secolo fa), ricordo che indossavo le mie cuffiette e partivo per fare jogging. Indossavo le cuffiette anche sul campo di calcio, durante gli allenamenti settimanali e spesso, il mio allenatore mi richiamava e mi ordinava di toglierle, accusandomi di non starlo ad ascoltare. Togliermi le cuffie mi dispiaceva terribilmente, ma non ho mai trovato il coraggio di dirglielo (all’epoca non ero così disinvolto come oggi).

Quanto tempo è passato da quando giocavo a calcio. Oggi, incontri ciclisti per la strada con la musica nelle orecchie, persone che fanno footing normalmente con le cuffiette in testa. Vai in palestra e Ti allenano a suon di ritmo. Insomma, la musica ha trovato finalmente un suo spazio riconosciuto.

Alle soglie del 2009 stanno arrivando anche le prime conferme scientifiche. Per esempio, nell’articolo su Mente & Cervello, si faceva riferimento alle ricerche effettuate dalla Brunel University di Uxbridge (Londra) sugli studi sugli effetti della musica nelle prestazioni sportive. Ricerche che indicano che la musica funziona, aiuta a sentirsi più energici e sicuri di sé.

Se io fossi un allenatore di calcio o di un altro sport di squadra, introdurrei la musica come strumento di supporto nelle sessioni di allenamento. Naturalmente, musica dai ritmi diversi secondo il tipo di allenamento, per esempio:

  1. farei acquistare dalla società un mp3 per ogni elemento della squadra e lo farei caricare con una base musicale uguale per tutti, da usarsi quando i ragazzi fanno riscaldamento con giri di campo e footing preparatorio alla resistenza;
  2. con un grande stereo portatile, userei sul campo di gioco un altro tipo di musica, meno ritmata, per fare gli esercizi di stretching o gli esercizi di ginnastica a terra;
  3. userei ancora un tipo di musica diversa per fare gli esercizi con il pallone;
  4. infine, userei una musica che motiva alla Rocky per infondere energia e motivazione prima di ogni partita.

Insomma, userei la musica in tanti modi diversi, perché sarei convinto che come trasmetteva energia a me, lo farebbe anche con gli altri atleti. E poi, se usano la musica anche nelle convention, prima dell’inizio delle stesse per “caricare a mille” i convenuti… non capisco perché non potrebbe essere usata con altrettanti sviluppi psicologici positivi anche nello sport.

Da sempre sono convinto che allenarsi al ritmo della musica è un ottimo sistema per migliorare le proprie performance sportive e adesso, finalmente anche delle ricerche cominciano a confermarlo.

Come il solito, le mie idee sono un po’ rivoluzionarie (come tutti coloro che studiano la pnl) e mi piacerebbe molto testarle allenando una squadra giovanile di calcio (perché sono i giovani che mi piacerebbe formare e guidare).

Prova per un istante ad immaginare: un mental coach come me che allena una squadra di menti giovani e senza pregiudizi… chissà che cosa ne verrebbe fuori!!!

Io sono un milanista di fede sfegatata, ma devo ammettere che l’attuale allenatore dell’Inter m’intriga molto. Mi piacerebbe sapere se lo “Special One”, colui che ha calamitato l’attenzione del mondo sportivo per i suoi insoliti sistemi di allenamento, usa anche la musica nelle sue sedute.

Se hai notizie, lasciami un Tuo commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo

Autore del programma di coaching mentale che ho creato per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.