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domenica 30 novembre 2008

Un calcio per promuovere il bene

Oggi Ti segnalo una splendida iniziativa fatta a Casalazzara, Parrocchia "San Giuseppe in Oblati della Madonna del Rosario" da un prete molto particolare, che a differenza di molti suoi colleghi, sta in mezzo alla gente e cerca di risolvere i loro problemi.

Padre Juan Antonio Longares (questo è il Suo nome), mi ha mandato questa email, che io pubblico integralmente:

"Spettabile Azienda, la Parola ci invita ad essere pescatori: invita ad essere pescatori. Gesù non guarda la nostra condizione sociale, ma trasforma la nostra vita. La Parrocchia è un posto di trasformazione della nostra vita e dove condividere la nostra fede, la nostra gioia e sofferenza.

Per tutti questi motivi io e la mia comunità religiosa ci siamo avventurati nel realizzare un campo di calcio: a Casalazzara non c’è un posto di aggregazione per i giovani. Il nostro sogno è che la Parrocchia, oltre che luogo di culto possa diventare un luogo cristiano di incontro, di attività e di crescita per tutti, grandi e piccoli.

Come Cristo ha chiamato Simone e Andrea, io chiamo te a lanciare la rete ed essere insieme pescatori di uomini. Il campo sportivo ha un costo di 30.000 euro. La donazione è libera, ma se vuoi essere sponsor e pubblicizzare la tua attività commerciale all’interno del campo sportivo, puoi darmi una donazione di almeno 250 euro o più.

Tra tutti possiamo realizzare e completare il pagamento del campo sportivo. Diamo l’opportunità di una nuova primavera ai giovani e bambini. Grazie di cuore per il tempo che mi hai donato leggendo questa lettera e scusami se ti ho disturbato. In fede".

Visita il sito della parrocchia, Ti renderai conto che esiste, come esiste anche il piccolo campo sportivo. Frugati nel cuore e fai anche Tu una piccola donazione, fossero anche 5 euro, credo che quell'iniziativa li valga tutti e forse, anche di più.

Un abbraccio Padre, ammiro molto quello che Lei sta facendo. In fondo, anche Lei fa il motivatore di mestiere.

Lasci un commento a questo post, specificando il conto corrente dove le persone possono farle una donazione.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
"Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi"

Ecco l'indirizzo della Parrocchia:
Via dei Rutuli, 135 - tel. 06/92.55.191 - 04011 loc. Casalazzara - Aprilia (LT)
fax 06/92.55.191 - E-mail: parrocchia.casalazzara@email.it
Sito: www.sgcasalazzara.altervista.org

martedì 25 novembre 2008

L'email di uno di Voi: Dario Zerbinati, un allenatore della provincia di Como

Dopo aver avuto la Sua autorizzazione, oggi pubblico l'email di Dario, un allenatore della provincia di Como.

Ciao Giancarlo,
ho trovato i tuoi articoli navigand o alla ricerca di idee per motivare una squadra juniores che attualmente alleno.

Certo non siamo a livello di FIGC ma rientriamo nella federazione del CSI e stiamo cercando di ricreare un gruppo sportivo che manca da molto tempo in un paesino della provincia di Como (Lurago Marinone), con lo scopo di dare una oppotunità ai giovani locali.

Ho trovato interessante lo scopo dei tuoi articoli e sto cercando di sfruttare qualche spunto per forgiare il loro carattere e qualche risultato comincia a vedersi. Ti ringrazio per la mail e ti auguro un buon lavoro. Ciao Dario

Dario Zerbinati

La mia risposta a Dario

Caro Dario,
lieto che i miei articoli possano aiutarti ad "aiutare" questi ragazzi...
la cosa che fai è molto bella, Ti mando un grosso abbraccio ed un grande "in bocca al lupo"...
E' bello sapere che Tieni così tanto ai Tuoi ragazzi e sono fortunati ad avere un allenatore come Te.

Continua a seguirmi.

Un salutone
Giancarlo Fornei

ps
sapevi che giro l'Italia con le mie conferenze? Tra l'altro non chiedo compensi o gettoni vari. Se Vuoi organizzare una conferenza sull'Allenamento Mentale nello Sport dalle Tue parti, Ti basta trovare uno sponsor che mi rimborsi le spese di viaggio e si occupi del pernotamento ed io vengo gratuitamente...

Fammi sapere se la cosa Ti interessa, così Ti mando il Vademecum per organizzare le mie conferenze

venerdì 21 novembre 2008

Quando i rituali scaramantici degli sportivi diventano strumenti di motivazione

Ma la fiducia in se stessi si può acquisire anche attraverso una serie di rituali scaramantici? La risposta è SI.

Qualsiasi azione è lecita se serve a caricare la Tua mente di energia positiva ed accrescere la fiducia dentro di Te, sino a darti la carica per affrontare la prestazione sportiva. Qualsiasi rito può andar bene quando diventa, al tempo stesso, uno strumento motivazionale potentissimo.

Mi ricordo che quando giocavo a calcio io (qualche secolo fa), prima del famoso appello con l’arbitro (in cui controlla numeri e nomi dei giocatori), dovevo andare in bagno, magari non mi scappava nulla… ma dovevo entrare assolutamente in bagno. Inoltre, entravo in campo sempre per ultimo, facendomi il segno della Croce.

La cosa buffa e interessante è che quando facevo entrambe queste due cose giocavo sempre bene. In PNL diremmo che erano delle àncore positive e riviverle, mi permettevano di creare fiducia ed energia positiva. Ma come io avevo i miei piccoli rituali, scommetto che anche Tu che stai leggendo, molto probabilmente ne hai. Anzi, lasciami un commento al post e raccontami i Tuoi.

Naturalmente, anche molti sportivi famosi hanno questi rituali scaramantici per acquistare fiducia in se stessi e vincere lo stress. Oserei affermare che tutti adottano una serie di rituali. Gli esempi sono veramente numerosi e nessun sportivo e tantomeno sport ne è escluso.

Nel rugby e nel calcio, per esempio, molti giocatori pretendono di avere sempre lo stesso posto negli spogliatoi. Per non parlare di chi vuole solo ed esclusivamente il solito numero.

Ai tempi di quando giocava nell’Inter, si racconta che Bobo Vieri indossava sempre le stesse scarpette con le quali aveva segnato la domenica precedente. Che dire del grande Giovanni Trappatoni, che quando allenava la nazionale di calcio Italiana usava versare sul terreno di gioco una bottiglietta di acqua santa.

Marco Materazzi, usa ancora mangiare due uova prima di ogni partita importante. Mentre l’asso del Milan Kakà, indossa sempre una maglietta della pelle con scritto il nome Jesus.

Nel motociclismo, Max Biaggia indossa in ogni gara sempre la solita maglietta, i soliti calzini e le solite mutande. Mentre Valentino Rossi porta con se, in ogni gara, la tartaruga ninja regalatagli dalla madre.

Pensa che nel rugby, i mitici “All Black” neozelandesi, prima di ogni partita effettuano la Haka, una danza rituale che ha un doppio scopo: immergere la squadra in uno spirito di gruppo propizio alla vittoria e, naturalmente, impressionare l’avversario.

Ti garantisco che vedere questa danza è un vero e proprio spettacolo ed è anche imponente, impressionante (soprattutto per gli avversari, che escono quasi sempre sconfitti).

Insomma, anche i grandi personaggi hanno i loro gesti scaramantici da cui attingono energia positiva e forza per le loro prestazioni sportive.

Inoltre, queste piccole manie sono anche dei modi per “esorcizzare” la tensione prima della gara o della partita e per rimanere concentrati.

Se conosci qualche campione sportivo che usa dei rituali strani per caricarsi e motivarsi, lascia un commento al post e falli conoscere anche a noi.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiunger eun obiettivo in 5 passi”

lunedì 17 novembre 2008

Le doti principali di un buon allenatore? Passione e abilità psicologiche

Ho la brutta abitudine (o bella, a seconda dei punti di vista) di non buttare via nessuna rivista e l’altro giorno, mentre riponevo alcune riviste vecchie di Millionaire, mi è capitata per mano una bellissima intervista di Lucia Ingrosso a Carlo Ancelotti, in cui raccontava come aveva imparato ad allenare.

L’intervista è datata novembre del 2003, ben 5 anni fa e mostra un Ancelotti già capace di capire che lavorare sulla mente umana avrebbe fatto la differenza.

Il Carletto romagnolo racconta di come Arrigo Sacchi sia stato il Suo Maestro, prima come giocatore e poi come secondo, sempre al Milan.

Alla domanda della giornalista che gli chiedeva cosa servisse per emergere, cita in sequenza:

“Basi tecniche, abilità psicologiche, passione e una conoscenza approfondita dell’ambiente. Ma su tutto, la coerenza”.

Nell’intervista, spiega che le rose sono sempre più numerose e composte da 25 –26 giocatori, tutti bravi. A fare la differenza – continua Carlo Ancelottiè sempre più l’aspetto psicologico. Poi racconta di come il Milan (già nel 2003), si avvalga della consulenza di uno psicologo.

Da questa intervista si capisce perché Carlo Ancelotti è diventato quel grande allenatore vincente che tutti conosciamo oggi. Non soltanto ha fatto un gran lavoro su se stesso, con l’aiuto di un personal mental coach della Sua regione, ma anche con i giocatori del Milan, benché fossero già dei campioni, ha saputo lavorare molto sulla loro “mente”, guidandoli e aiutandoli nei momenti di maggiore stress e difficoltà.

Ma il modo di pensare di Carlo Ancelotti non deve sembrare unico. Molti altri grandi allenatori, intervistati dalla stessa Lucia Ingrosso, hanno dichiarato cose simili.

Alla domanda, quali siano le doti principali per essere un buon allenatore, hanno risposto:

Passione, Abilità psicologiche e Coerenza (Carlo Ancelotti);
Passione di stare in campo (Luigi Del Neri);
Tecnica e psicologia (Renzo Ulivieri);
Capacità di essere nella mente dei giocatori (Alberto Cavasin).

Insomma, da questo piccolo spaccato, emerge chiaramente come le doti più importanti di un buon allenatore siano la passione e buone abilità psicologiche.

Aggiungerei la capacità di essere un buon Mentore, una sorta di punto di riferimento e guida. Particolarmente importante per gli allenatori del settore giovanile. A tale proposito, leggi il mio articolo Il Mental Coach sportivo, mentore più che allenatore.

Se sei un allenatore e Vuoi farmi sapere cosa ne pensi, lasciami un Tuo commento.


Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

ps
Dato che l'articolo parla di allenatori, approfitto per salutare un caro amico, Cristiano Ciardelli, che sta guidando il Pietrasanta Marina verso la vetta della classifica.

Non avevo dubbi sulle capacità di Cristiano, l'ho detto e dimostrato in tempi non sospetti. Auguro a Lui, alla Società e a tutta la squadra, di poter vincere il campionato di Eccellenza e salire in serie D.

Per quanto mi riguarda, l'esperienza al Pietrasanta è stata bellissima e spero che qualche mio consiglio sia stato utile al lavoro di Cristiano.

Il rapporto con la società è ottimo, lo dimostra la mia probabile presenza alla Conferenza di fine anno.

Un abbraccio a tutti

domenica 16 novembre 2008

Sport, Mente e Conviviale


Giovedì 13 novembre sono stato invitato, come relatore e ospite, alla Conviviale del Round Table 53, Carrara Val di Magra.

Luigi Fani, carissimo amico, nonché Past Presidente del Round Table Tavola di Carrara Valdimagra, ha avuto la bella pensata di invitarmi a parlare di "Allenamento Mentale nello Sport".

Devo ammettere che le persone presenti non erano molte, ma comunque tutte simpaticissime e personalità di spicco nelle proprie professioni.

Ci siamo ritrovati alla Cantina del Vescovo, a Sarzana, un locale bellissimo, dove ho avuto il piacere di conoscere il proprietario Paolo e, soprattutto, gustare la Sua favolosa cucina.

Ammetto candidamente che la mia idea di "intervenire alla conviviale" in maniera professionale e quindi, di parlare seriamente di mente & sport, è naufragata dopo neppure dieci minuti che eravamo a tavola.

Gli amici della Round Table sono, per natura, dei simpaticoni e devo ammettere che ho cominciato a ridere alle 21 e smesso intorno all'una di notte.

Insomma: le battute volavano letteralmente e l'ilarità regnava sovrana. Sempre con molto garbo, però, senza mai trascendere nella volgarità.

Anche perché a tavola vi erano due gentili Signore, Cristiana Fichi Presidente Ladie's Circle di Pisa e Annalisa, dolcissimo avvocato con cui mi scuso per non ricordare il Suo cognome.

A fine cena mi hanno dato la parola ed ho provato ad imbastire un discorso serio sull'allenamento mentale nel mondo dello sport. Ma onestamente, mi ero fatto trascinare dai convenuti e la mia serietà è durata solamente quindici minuti.

Ho comunque passato una bellissima serata e ringrazio Luigi per avermi invitato e tutti gli ospiti per aver condiviso, con me, la loro simpatia ed allegria. In un mondo in cui sono tutti perennemente rabbuiati ed arrabbiati... finalmente qualcuno che sorride!

Oltre alle persone già citate, un particolare saluto a Giampiero Lorenzelli, il giovanissimo Presidente Round Table Tavola di Carrara Valdimagra (a me hanno detto che sono troppo vecchio, però posso iscrivermi al Club 41).

Ad Alberto Gaiffi, Past Presidente Round Table Tavola di Prato, simpaticissima persona che avevo già avuto il piacere di conoscere.

A Fabio Cannì, Vice Presidente Round Table Tavola di Firenze e al buon Lorenzo Veroli del Rotary Club Marina di Massa Riviera Apuana del Centenario, che è sempre un gran piacere incontrare.

Se non erro vi erano almeno altre tre o quattro persone, cui domando scusa per non ricordarmi neppure il loro nome.

Tranquillizzo Alberto e Cristiana, dicendo loro che se vogliono organizzare una mia conferenza a Prato o Pisa, prometto di essere più serio.

Un grande abbraccio ad ognuno di Voi.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

giovedì 13 novembre 2008

La mia risposta ad Antonello: credici e continua a sviluppare il Tuo Pensiero Positivo

Ciao Antonello,
sei una persona molto fortunata, ho appena scaricato la posta e tra le tante email che ho ricevuto, la Tua mi è particolarmente piaciuta ed eccomi subito a risponderti.

Quello che stai facendo è molto bello e Ti invito a continuare, a tenere duro. Naturalmente se te lo permettono (ma se non te lo permettono, non capiscono nulla e ci perdono solo loro).

Vedi, gli esseri umani sono governati al 95% da abitudini inconsce.


Noi facciamo consciamente solamente una minima parte delle azioni che compiamo ogni giorno: un misero 5 %. La stessa cosa avviene per i calciatori.

I veri cambiamenti avvengono a livello INCONSCIO e per far questo, non possono certamente bastare 2 partite ed il parlare alla squadra 2/3 volte, magari solo prima di scendere in campo.

Le abitudini sono il riassunto di CONVINZIONI e VALORI. Sono le due più importanti
leve motivazionali delle persone e credimi, cambiare le abitudini non è per nulla facile, anche se è possibile.

Ma per farlo, hai bisogno di tempo e di tanta pazienza (e con Te anche il Mister) e lavorare giorno dopo giorno sugli stessi concetti.

Un consiglio: evita di introdurre troppi concetti nuovi, se prima non vengono recepiti inconsciamente, ovvero, in automatico.

Focalizzati su poche cose e ripetile e falle ripetere ai ragazzi sino all'ossessione. Così facendo, cambieranno piano piano abitudini, installandone di nuove e potenzianti.

Ricorda che per cambiare una piccola e banale abitudine servono dai 21 a 30 giorni (come nel processo di apprendimento e memorizzazione), adesso sii onesto e pensa a quelle nuove che Vuoi installare Tu.... come sono?

Un pò diverse, vero, dalle loro attuali convinzioni!?

Quindi, hai bisogno di tempo e, naturalmente, devi essere il primo a crederci.


Devi essere un buon MENTORE, un punto di riferimento in positivo, sia per Tuo figlio sia per gli altri ragazzi. DEVI CREDERCI TU PER PRIMO.

Ma stai attento: non basta dirlo a parole, DEVI ESSERE CONGRUENTE, con il Tuo linguaggio del corpo... se le parole dicono una cosa ma il Tuo corpo non ci crede, i ragazzi lo capiranno.

Credici Antonello, credici e continua ad avere e sviluppare il Tuo PENSIERO POSITIVO.

Sono certo che nel giro di un paio di mesi, la squadra raggiungerà ottimi risultati e Tu sarai fiero del lavoro che avrai fatto.

Torna pure sul mio blog tutte le volte che Vuoi. Scarica e stampa i vari esercizi e gli articoli che trovi, sono certo che potranno aiutarti. E, naturalmente, scrivimi e fammi sapere come vanno le cose.

Un grande abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

lunedì 10 novembre 2008

L'email di uno di Voi: sono Antonello, puoi darmi un consiglio?

Dopo esserne stato autorizzato, pubblico volentieri l'email di Antonello perchè la reputo molto bella e interessante. La Sua esperienza - come papà prima e come coach sportivo dopo - meritava di essere citata e portata a conoscenza delle amiche ed amici del blog, perché significativa.

Domani pubblicherò anche la mia risposta, sperando che possa essere di stimolo a molte altre persone.

Un abbraccio

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”



L'email di Antonello Galli

Ciao, ho letto questa notte il tuo blog e non per caso.

Sono alla ricerca di consigli per cio' che mi e' successo (ora te lo vado a raccontare) e mi sono ritrovato nella tua esperienza di mental trainer.

Anche io ho un figlio, di 17 anni, che quest'anno ha iniziato a giocare con una squadra locale, la Trevana, siamo in Umbria, nel campionato provinciale Juniores. Ho seguito tutti gli allenamenti e tutte le partite. Le prime 3 partite si sono cosi' concluse: 0-5; 1-3; 1-2, cioe' tutte sconfitte.

Ho quindi chiesto al Presidente della squadra se potevo rendermi utile visto che nella vita professionale mi occupo di comunicazione e motivazione (sono supervisore di un call center a capo di un team di 8 persone, valutato sulla base dei risultati ottenuti): ebbene il Presidente si e' reso disponibile accettando cosi' la mia richiesta.

La partita seguente, in casa contro il Montefalco ho proposto al Mister di parlare con i ragazzi prima della partita ma lui non ha accettato, volendo rimandare alla ripresa degli allenamenti. Il risultato della partita e' stato 0-8, il Mister e' stato cambiato subito alla fine del match ed alla ripresa degli allenamenti, incoraggiato dal nuovo Mister, ho cominciato a parlare con i ragazzi e cosi' anche prima della partita successiva giocata peraltro fuori casa.

Il discorso e' stato incentrato sulla focalizzazione del mancato divertimento dei ragazzi, sulla necessita' di motivazione, su alcuni esempi motivazionali, come gli "occhi di tigre" della nazionale di pallavolo di Julio Velasco, sulla necessita' di fare gruppo e di aiutarsi tutti insieme, sull'andare in campo per battersi e per non partire gia' battuti.

Il risultato e' stato di 1-0 (prima vittoria!).

Puoi immaginare che soddisfazione sia stata per me e per tutta la squadra passare da 4 sconfitte consecutive, di cui l'ultima per 8-0 ad una vittoria per 1-0 fuori casa, + un palo colpito ed un rigore sbagliato.

Partita successiva, nuova vittoria per 3-0 in casa , lottando e soffrendo sull'1-0 fino agli ultimi 10 minuti finali quando poi siamo riusciti a segnare per altre 2 volte.

Praticamente in 2 partite siamo passati dall'ultimo posto al 7°, dalla difesa + perforata ad una difesa impenetrabile, da 4 sconfitte a 2 vittorie.

Gia' pensavo ad un sistema motivazionale, gia visionato da Mister e D.S., basato sullo stabilire individualmente dove vogliamo arrivare al termine del Campionato; ognuno deve firmare il proprio obiettivo, poi l'obiettivo comune, anch'esso firmato da tutti si va ad appendere ben visibile nello spogliatoio, sia in allenamento che in partita, sia in casa che in trasferta, sempre visibile per ricordare l'obj e motivare tutti.

Il Mister comunque, dopo aver valutato come buona la mia idea, mi ha pero' detto che voleva una preparazione specifica per la partita successiva, voleva che anche i ragazzi si focalizzassero su una squadra, il Cascia, da affrontare in trasferta e da sempre la bestia nera della Trevana, rimandando cosi' il mio progetto al lunedi' successivo la partita, cioe' ad oggi.

Il mio lavoro si e' quindi basato, come sempre sulle leve motivazionali di cui ti scrivevo sopra, arriviamo alla partita, i ragazzi apparentemente sono belli carichi e vogliosi di far bene, primo tempo 0-3, con 2 errori individuali per i primi 2 goal, ed il terzo con un tiro da lontano.

Torniamo negli spogliatoi, io e il Mister cerchiamo di ricaricare le pile dei giocatori resettando tutto cio' che era successo, i ragazzi tornano in campo, apparentemente lottano su ogni pallone, viene espulso un nostro per fallo da ultimo uomo, il Cascia si porta sul 6-0, quando poi per falli di reazione la squadra avversaria rimane in 9.

Beh, dal 0-6, in 10 noi e in 9 loro, ci fanno altri 3 goal; la partita termina per 0-9!!!

Torniamo negli spogliatoi con i ragazzi, il Mister non vuole nessuna frase a caldo, rimandando ogni discorso ad oggi. Penso che ti ripenso, sono 2 giorni che ci penso, onestamente non so trovare un punto veramente determinante che abbia causato tale disfatta: a me, certamente, sono crollate un po' delle mie convinzioni e onestamente, non so se potare avanti il mio progetto di determinazione obiettivo finale, non so se oggi e' il momento giusto.

Sono pieno di dubbi che fanno a cazzotti con il pensiero positivo con cui cerco di corazzarmi. Puoi aiutarmi?

Grazie.
Antonello Galli

P.S.
perdonami per il tono confidenziale, ma dopo aver letto il tuo blog, mi sono veramente ritrovato in tante tue parole ed esperienze; il mio telefono per eventualmente conoscerci e' 34.............................

giovedì 6 novembre 2008

Ma l’Allenamento Mentale nel calcio, funziona? - Seconda parte

Ieri avevo cominciato a rispondere pubblicamente alla domanda di Franco, un giovane calciatore che ho incontrato durante una delle mie conferenze in giro per l’Italia.

Mi aveva chiesto: “Ma l’allenamento mentale nel calcio, e nello sport in genere, funziona?”

Riprendo il post di ieri e come ho già detto a lui in privato, l’Allenamento Mentale è stato introdotto per primo in sport individuali come il Golf, il Tennis, la Ginnastica Ritmica e l’Atletica Leggera.

Ma negli Stati Uniti, dove è praticamente nato (ricordo che il primo allenatore mentale è stato il grande Vince Lombardi), l'Allenamento Mentale ha trovato il suo spazio anche in sport di squadra come il basket ed il baseball.

Nel nostro calcio (ma anche negli altri sport), a parte qualche campione tra quelli citati prima ed alcune società di serie A come il Milan, l’Inter e la Juventus, da sempre all’avanguardia nel panorama nostrano, purtroppo siamo ancora agli antipodi.

Come al solito, in Italia siamo gli ultimi o quasi a sperimentare e recepire nuove metodiche. Sembra che avversiamo tutto quanto non riusciamo a capire, a comprendere per via logica. Abbiamo una repulsione per tutto quello che ha a che fare con la mente, se è vero che anche la psicologia sportiva trova difficoltà a ritagliarsi il suo piccolo spazio nel mondo dello sport.

Come è successo a suo tempo con la PNL (Programmazione Neuro –Linguistica) e ultimamente con il Coaching, anche l’Allenamento Mentale stenta a decollare e trovare una sua collocazione all’interno della programmazione delle squadre di calcio.

Tutto passa attraverso la mente, anche nel calcio, anche nello sport.

Solo che è difficile per gli addetti sportivi acquisire questa nuova consapevolezza, in cui mettere al centro dell’evento sportivo “le performance mentali del giocatore”, quando fino a ieri (metaforicamente parlando), erano la velocità e la classe tecnica a fare la differenza in campo.

Per non parlare, poi, dei settori giovanili, dove a parte qualche rara società (più unica che rara), l’argomento è tabù.

A tale riguardo posso parlarne in prima persona, dato che all’inizio di questa stagione ho provato a contattare (invano) almeno una quindicina di società calcistiche della mia zona per proporre, del tutto gratuitamente, un progetto sperimentale di mental coaching sportivo.

Eppure, una ricerca presentata dalla British Psychology Society nel 2003, sosteneva che “L’Allenamento Mentale proposto in modo professionale e specifico ed incorporato nel programma di allenamento globale può migliorare la prestazione fino al 57%”.

In Inghilterra, squadre come il Manchester United, West Ham ed il Chelsea, hanno all'interno dei loro vivai dei mental coach che seguono i ragazzi e li aiutano a superare le loro barriere mentali. Tra l'altro, uno dei migliori mental trainer inglesi è un "italiano", Christian Lattanzio.

Naturalmente, è bene sgombrare ogni dubbio, affermando subito che l’Allenamento Mentale non può essere considerato come un rimedio miracoloso, una sorta di bacchetta magica per risolvere i problemi di natura fisica o tattica.

Se un calciatore è brocco, resta brocco. Soprattutto se non si allena, se non s’impegna a migliorare le proprie competenze tecnico-tattico e atletiche.

L’Allenamento Mentale deve essere visto come il giusto completamento ad una buona preparazione fisica, tattica e tecnica. In questo modo si chiude un cerchio composto dalle famose quattro aree di allenamento di un giocatore: tecnica + tattica + fisica + mentale emotiva.

Ma, soprattutto, l’Allenamento Mentale deve avere un suo spazio ben definito nella programmazione delle società di calcio, concordato e coordinato insieme al lavoro dell’allenatore tradizionale e del preparatore atletico.

Insomma, nessuna approssimazione, bensì programmazione e lavoro serio. Tanto lavoro serio. In questo modo, la risposta alla domanda è SI, FUNZIONA!

Che ne pensi dell’allenamento mentale nel calcio? Lasciami un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: “Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

mercoledì 5 novembre 2008

Ma l’Allenamento Mentale nel calcio, funziona? Prima parte

Durante una delle mie Conferenze che organizzo gratuitamente in giro per l’Italia sull’Allenamento Mentale per Sportivi, un giovane calciatore mi ha posto questa domanda:

“Ma l’allenamento mentale nel calcio, e nello sport in genere, funziona?”

Scommetto che anche Tu Ti sei posto la domanda. Essendo parte in causa, non mi limiterò a dirti semplicemente di SI, ma risponderò come ho fatto con Franco, provando a convincere anche Te attraverso queste informazioni logiche e documentabili.

Intanto partiamo da un dato di fatto: accade sempre più spesso che nonostante un calciatore (per non dire l’intera squadra) si sia preparato per tutta la settimana, sia dal punto di vista atletico, sia sotto il profilo tattico e tecnico, nel momento di scendere in campo per la partita non ci sia con la testa e giochi male.

Nel calcio moderno, questa possibilità è sempre più ripetitiva, basta vedere quello che è successo a inizio campionato con il Milan e adesso con la Roma. Il Milan è primo in classifica e ieri sera la Roma ha strapazzato il grande Chelsea.

Che cosa è successo alla squadra di Spalletti? Ha improvvisamente recuperato la capacità di giocare a calcio? No, lo sapeva fare anche prima, solo che non “c’era con la testa”.

La componente mentale e motivazionale è sempre più importante e gioca un ruolo determinante nelle prestazioni dei singoli calciatori. E talvolta, anche nelle prestazioni collettive di tutta la squadra.

Per far fronte a quello che io chiamo “appannamento mentale”, i calciatori di un certo livello utilizzano ormai da alcuni anni, dei metodi di Allenamento Mentale che affianca la loro preparazione tradizionale.

Celebre è la storia di Beppe Signori, che entrato in profonda crisi dopo il suo passaggio dalla Lazio al Bologna, non riusciva più a segnare. Signori ha lavorato prima con alcuni personal mental coach Italiani e poi si racconta che sia stato seguito personalmente dal numero uno al mondo dei formatori motivazionali, un signore di nome Anthony Robbins.

Ma oltre a Signori, nel calcio italiano si fanno i nomi di Del Piero e Igor Protti. Per non parlare di grandi allenatori come Carlo Ancelotti o campioni di altri sport come Loris Reggiani e Kristian Ghedina per rimanere in Italia.

Ma se andassimo all’estero, l’elenco diventerebbe lunghissimo e ci troveresti i nomi di grandi, grandissimi campioni.

Ma il bello è che le metodiche di allenamento mentale, sono entrate di diritto nei programmi di allenamento di alcune delle più importanti nazionali di calcio al mondo, come quella brasiliana e svedese, che sembra testarono le metodiche già all’epoca della Coppa del Mondo del 1994.

Insomma, l’Allenamento Mentale nel calcio e nello sport in genere, funziona. Altroché se funziona.

Pensa che questi metodi sono già utilizzati, con ottimi risultati, sin dalla fine degli anni sessanta in paesi come gli Stati Uniti, il Canada, l’Inghilterra, la Germania e, sorpresa, anche in molti dei Paesi dell’Est.

Molti campioni del mondo e olimpici (anche nell'ultima Olimpiade in Cina), lavorano da anni sull'Allenamento Mentale e Motivazionale, ottenendo grandissimi risultati.

Per esempio, i nomi di André Agassi, Greg Luganis e Michael Phelbs Ti dicono niente?

E da noi in Italia, nel calcio? Lasciamo perdere. A parte qualche campione già citato, buio assoluto.

Ti aspetto domani per la seconda ed ultima parte di questo post e buona lettura. Lasciami un commento.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach Sportivo
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”

Autore dell’ebook motivazionale Penso Positivo e del programma di coaching mentale per aiutare gli sportivi a raggiungere gli obiettivi, chiamato: Mental Coaching per Obiettivi in 5 Passi”.

Ps
Vuoi organizzare anche nella Tua città una delle mie Conferenze Gratuite sull’Allenamento Mentale per gli Sportivi?

Compatibilmente ai miei impegni, verrò molto volentieri. Non ci sono costi fissi, ma solo il rimborso delle spese di viaggio e l'eventuale ospitalità per il pernottamento.

Scrivimi a questo indirizzo info@giancarlofornei.com Ti manderò il mio Vademecum per organizzare al meglio una delle mie Conferenze.