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martedì 23 ottobre 2012

Rituali e abitudini nello sport


Tutti gli sportivi hanno sviluppato rituali e abitudini e alcuni sono andati oltre, lasciando che si trasformassero in superstizioni.

I rituali e le superstizioni non sono la stessa cosa.

Le superstizioni sono "sostegni" basati sulle paure o su precedenti buone performance, ad esempio una maglietta o un elemento dell'equipaggiamento ritenuti fortunati.

Le superstizioni positive - quelle basate su una precedente buona performance - possono risultare utili.

Stranamente, quando una superstizione positiva non riesce a produrre benefici, la convinzione che l'ha generata rimane spesso indiscussa.

La superstizione è perpetuata, nonostante l'evidenza.

Questo è un altro esempio del potere delle convinzioni e del carattere individuale del concetto di verità.


Tratto da: "PNL per lo Sport"

sabato 20 ottobre 2012

Conta soprattutto la resilienza...



Secondo lo psicologo statunitense Abraham Maslow, la realizzazione di sé è uno dei principali bisogni umani, ma il percorso verso l'obiettivo non è sempre lineare.

Per questo è importante essere ostinati e ottimisti.

"La tenacia è una dote fondamentale, ma la cosa che più conta dal punto di vista psicologico è quella che noi chiamiamo resilienza", avverte Antonio Lo Iacono, presidente della Società italiana di psicologia.

Si tratta dell'abilità di non farsi piegare dagli eventi, di resistere anche nei momenti più difficili.

La storia è piena di esempi di personalità "resilienti": da Galileo Galilei a Cristoforo Colombo.

Rimanendo nello sport, basta pensare a Oscar Pistorius, primo e unico atleta amputato a vincere una medaglia in una competizione per normodotati, oppure al nostro Alex Zanardi che, dopo aver perso entrambe le gambe in una gara automobilistica, ha cominciato a praticare handbike (bicicletta spinta con le braccia vincendo, alle Paralimpiadi di Londra, ben tre medaglie.


Tratto da un articolo di Stefano Massarelli, su Viversani e Belli, 19/10/12

giovedì 18 ottobre 2012

Sport: la sinistra vince - 2° parte

I destrimani, al contrario, una volta vista la palla, devono trasmettere l'informazione all'emisfero sinistro, che guida i gesti della mano destra e, in questo passaggio, secondo Azemar, si perdono circa 30 millesimi di secondo.

Può sembrare poco, ma in sport che si svolgono a distanza ravvicinata, come tennis, ping pong, ma anche pugilato e scherma (è mancino il 60% degli schermitori, nelle classifiche mondiali e, il 40% dei pongisti), può essere fondamentale.

Inoltre, il giocatore mancino avrebbe, rispetto al destrimane, un altro beneficio, e sempre per la sua conformazione cerebrale: una visione di gioco a "grand'angolo" che gli consente di registrare non solo la traiettoria della palla, ma anche la posizione dell'avversario.

E' infatti nell'emisfero destro del cervello (vedi articolo scritto precedente) che si attua la visione d'insieme, mentre quello sinistro è specializzato nella visione dei particolari.

E' dunque più facile per un mancino anticipare la risposta e reagire in maniera apparentemente automatica a colpi come la volée a rete che, per essere "presa", richiede un tempo di reazione brevissimo, che va dai 300 ai 500 millesimi di secondo.


Articolo di Nanni Ruschene - tratto da Benefit, dicembre 2003

mercoledì 17 ottobre 2012

Sport: la sinistra vince - 1° parte


La particolare attitudine dei mancini all'attività sportiva è stata studiata, già qualche anno fa, all'Istituto nazionale di sport ed educazione fisica di Parigi, dal dottor Guy Azemar.

"Premessa fondamentale è proprio la divisione del cervello in due emisferi, che si spartiscono le principali funzioni cognitive e motorie.

Il controllo di queste funzioni è incrociato e quindi, in coloro che usano la destra, è l'emisfero sinistro che sovrintende a linguaggio e gesti, mentre l'emisfero destro governa la gestione dello spazio".

Nel cervello dei mancini, invece, le funzioni non sono rovesciate, ma distribuite in maniera diversa: così accade che la gestione dello spazio e il controllo della gestualità siano governati entrambi dall'emisfero destro.

Risultato?

"Per un tennista o un giocatore di ping pong le due attività di vedere la palla in arrivo, e poi di colpirla sono gestite dal medesimo emisfero cerebrale, il destro, cioè quello che è in contatto con la mano sinistra".


Tratto da un articolo di Nanni Ruschene - tratto da Benefit, dicembre 2003




lunedì 15 ottobre 2012

Non mollare mai....



"Ai giovani dico di non mollare mai, specie nei momenti difficili: ogni sforzo fatto con passione verrà ripagato."


La Nazione, 14/10/12